Ovviamente il compendio di un altro rapporto molto più lungo, era stato censurato con mano pesante e conteneva molti spazi bianchi che lo rendevano esasperante a leggersi. Per fortuna, le conclusioni potevano essere riassunte con una sola frase: i russi avrebbero raggiunto la Discovery molto tempo prima di quanto potessero farlo i legittimi proprietari. Floyd, essendo già informato di questo, passò rapidamente al secondo documento ma non senza aver prima notato, con soddisfazione, che questa volta erano riusciti a sapere il nome esatto. Come sempre, Dimitri era stato assolutamente preciso. Gli astronauti della prossima spedizione fino a Giove avrebbero viaggiato a bordo dell’astronave Cosmonauta Alexei Leonov.

Il secondo documento, molto più lungo, si limitava ad essere «confidenziale»; trattavasi, in effetti, della prima stesura di un articolo diretto a Science, in attesa dell’approvazione definitiva prima della pubblicazione. Era concisamente intitolato «Il veicolo spaziale Discovery: anomalo comportamento orbitale».

Seguiva una dozzina di pagine con tabelle matematiche e astronomiche. Floyd le sfogliò rapidamente, scegliendo le parole in base al suono e cercando di cogliere ogni sfumatura di giustificazione o anche di imbarazzo. Quando ebbe terminato di leggere, non riuscì a trattenere un sorriso di maliziosa ammirazione. Nessuno sarebbe riuscito a supporre che le basi di rilevamento e gli addetti ai calcoli delle efemeridi erano stati colti di sorpresa e che si stava svolgendo una frenetica manovra di copertura. Teste sarebbero senza dubbio rotolate, ed egli sapeva che Victor Millson avrebbe gioito nel farle rotolare ammesso che la sua non fosse la prima a partire. Anche se, per rendergli giustizia, Victor aveva protestato quando i fondi destinati alla rete di rilevamento erano stati ridotti dal Congresso. Forse questo lo avrebbe salvato.

«Grazie, colonnello» disse Floyd, quando ebbe terminato di esaminare i documenti. «È stato come tornare ai bei tempi avere per le mani rapporti segreti. Ma è una cosa della quale non sento affatto la mancanza.»



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