
Quasi un decennio dopo, l’equipaggio del superbamente riuscito Skylab si rese conto che i progettisti avevano fornito un’analoga geometria. Un anello di armadi formava una liscia fascia circolare intorno allo spazio interno della stazione. Lo Skylab, tuttavia, non ruotava, ma questo non ostacolò i suoi ingegnosi occupanti. Essi constatarono che potevano correre tutto attorno allo spazio disponibile, proprio come topolini in gabbia, dando luogo a un risultato visivamente indistinguibile da quello mostrato nel film 2001. E trasmisero alla Terra le immagini televisive dell’intero esercizio (devo precisare quale fu l’accompagnamento musicale?) con il commento: «Stanley Kubrick dovrebbe vedere questa trasmissione». E a suo tempo egli la vide, poiché gli inviai la registrazione su video nastro. (Non mi venne mai restituita; Stanley si serve, come archivio, di un Buco Nero addomesticato.)
Un altro collegamento tra il film e la realtà consiste nel dipinto del Comandante dell’ApolloSoyuz, il cosmonauta Alexei Leonov, «Vicino alla Luna». Lo vidi per la prima volta nel 1968, quando 2001 venne presentato alla Conferenza delle Nazioni Unite sugli Impieghi Pacifici dello Spazio Esterno. Immediatamente dopo la proiezione, Alexei mi fece rilevare che il suo dipinto (figura a pagina 32 del libro di LeonovSokolov, Le stelle ci stanno aspettando, Mosca, 1967) mostra esattamente lo stesso allineamento dell’inizio del film: la Terra che sorge al di là della Luna e il Sole che sorge al di là di entrambe. Lo schizzo del quadro, eseguito da lui, con autografo, figura ora su una parete del mio ufficio; per altri particolari, vedasi il Capitolo 12.
È forse questo il punto giusto per parlare di un altro nome meno noto che figura nelle pagine del romanzo, quello di Hsueshen Tsien. Nel 1936, insieme al grande Theodore Von Karman e a Frank J. Malina, Tsien fondò il Laboratorio Aeronautico Guggenheim dell’Istituto di Tecnologia della California (GALCIT) il diretto antenato del famoso Jet Propulsion Laboratory di Pasadena.
