
Ripensando a quel periodo con la serenità degli anni successivi, Floyd aveva capito perché allora le sue ossa stentavano a saldarsi. Il motivo era che non aveva nessuna voglia di tornare sulla Terra: non c’era nulla che l’aspettasse sulla grande sfera azzurra e bianca che riempiva il suo cielo. C’erano momenti in cui capiva bene come mai Chandra avesse potuto perdere la voglia di vivere.
Solo per caso non era con la sua prima moglie durante quel viaggio su Europa. Ora Marion era morta, e il ricordo di lei pareva far parte di un’altra vita, della vita di un altro. Le due figlie avute da lei erano diventate due cortesi estranee, ciascuna con una famiglia propria.
Ma Caroline l’aveva persa per sua colpa, sebbene in pratica non avesse avuto nessuna possibilità di scelta. Sua moglie non era riuscita a capire (del resto, l’aveva davvero capito, lui?) perché mai avesse preferito lasciare la bella casa che avevano per esiliarsi per anni e anni nei gelidi spazi lontani dal Sole.
Floyd aveva capito, nemmeno a metà della missione, che Caroline non l’avrebbe aspettato; però aveva sperato che Chris l’avrebbe capito e perdonato. Ma nemmeno quella consolazione gli era stata concessa; troppo a lungo suo figlio era rimasto senza un padre. Quando infine Floyd era ritornato, Chris aveva già trovato un altro padre nell’uomo che aveva preso il suo posto nella vita di Caroline. Il distacco era ormai assoluto e irrimediabile; Floyd credette che non se ne sarebbe mai dato pace; invece, naturalmente, aveva superato la cosa in un modo o nell’altro.
Il suo corpo aveva subdolamente appoggiato i suoi desideri inconsci. Quando, dopo la lunga convalescenza all’ospedale Pasteur, aveva infine fatto ritorno sulla Terra, subito aveva presentato sintomi così allarmanti — tra cui un sospetto di necrosi ossea — che l’avevano immediatamente rimandato all’ospedale orbitale. E lì poi era rimasto, a parte qualche breve escursione sulla Luna, adattandosi perfettamente alla bassissima gravità — da zero g a un sesto della gravità terrestre — determinata dalla lenta rotazione dell’ospedale spaziale.
