
Non conduceva una vita da eremita — tutt’altro. Anche durante la convalescenza dettava rapporti, testimoniava davanti a innumerevoli commissioni parlamentari, rilasciava interviste. Era un uomo famoso, e gli piaceva esserlo — finché durò. La fama lo compensava in parte delle profonde ferite interiori.
Gli anni tra il 2020 e il 2030 erano passati così in fretta che ora solo a fatica riusciva a richiamarli alla mente. C’erano state le solite crisi, i soliti scandali, i soliti disastri — soprattutto il gran terremoto in California, di cui aveva osservato con orrore le conseguenze attraverso gli schermi di rilevamento della stazione. Al massimo ingrandimento, in condizioni ottimali, erano in grado di mostrare anche i singoli individui; ma da quel suo osservatorio oltremondano non era possibile identificarsi con quei puntolini che formicolando fuggivano dalle città in fiamme. Soltanto le telecamere a terra mostravano l’autentico orrore della catastrofe.
Durante quel decennio, per quanto i risultati si sarebbero manifestati soltanto in seguito, le grandi zolle tettoniche della politica continuarono a muoversi inesorabili come i continenti — ma in senso opposto, quasi che il Tempo stesse scorrendo alla rovescia. Infatti, all’inizio dei tempi sulla Terra vi era stato un unico supercontinente, Pangea, che con il trascorrere degli anni si era spaccato e suddiviso. Allo stesso modo la specie umana si era divisa in tribù e nazioni innumerevoli; e ora si stava ricomponendo in unità via via che le diversità linguistiche e culturali di un tempo si attenuavano.
Era un processo che Lucifero aveva sì accelerato, ma che era iniziato già da alcuni decenni, quando l’avvento dell’età dei jet aveva messo in movimento il turismo planetario.
