
Era tornato sulla Terra da nemmeno una settimana quando, malgrado tutti gli avvertimenti e l’assoluta convinzione che a lui mai sarebbe potuta accadere una cosa del genere, era cascato da un balcone al secondo piano. (Sì, si stava dando ai bagordi: però se l’era meritato… era un eroe sul nuovo mondo dove la Leonov aveva fatto ritorno.) Aveva riportato numerose fratture multiple ed erano insorte complicazioni, così che era stato ricoverato all’ospedale orbitale Pasteur.
Era l’anno 2015. E ora — era incredibile, ma c’era il calendario appeso alla parete a confermarlo — era il 2061.
Nel caso di Heywood Floyd, l’orologio biologico non era stato solo rallentato a opera della gravità ridotta dell’ospedale, pari a un sesto di quella terrestre, ma per ben due volte nel corso della sua vita l’orologio biologico si era mosso a ritroso. Era ormai convinzione comune sebbene alcuni autorevoli scienziati non fossero d’accordo che l’ibernazione non si limitasse a fermare il processo dell’invecchiamento, ma innescasse un processo di ringiovanimento. Il viaggio fino a Giove e ritorno aveva fatto diventare Floyd più giovane.
«Allora, secondo te non corro rischi se vado?»
«Nell’universo si corrono sempre rischi, Heywood. Posso dire solo che non ci sono controindicazioni di carattere fisiologico. In fondo, a bordo della Universe troverai esattamente le stesse condizioni ambientali cui sei abituato qui. Dal punto di vista medico non vi saranno le attrezzature sofisticate che abbiamo qui all’ospedale Pasteur, ma il dottor Mahindran è un bravo medico. Se dovesse insorgere qualche problema che non è in grado di affrontare ti può sempre mettere in ibernazione e rispedire qui da noi come un pacco postale.»
Era quanto Floyd aveva sperato di sentirsi dire, eppure la sua soddisfazione era venata di tristezza. Fare il viaggio significava restare assente per molte settimane da casa — da quella che da mezzo secolo era la sua casa — e dagli amici che si era fatto negli ultimi anni.
