E sebbene la Universe fosse una lussuosa nave passeggeri in confronto alla rozza Leonov (ora, in orbita sopra l’altra faccia della Luna, entrata a far parte del Museo Lagrange), ogni viaggio spaziale di una certa lunghezza comportava pur sempre un elemento di rischio. E tanto più trattandosi di un viaggio lungo una rotta mai prima percorsa…

Eppure era forse questo ciò di cui aveva bisogno nonostante i suoi 103 anni (o essendo, secondo i complessi calcoli geriatrici della defunta professoressa Rudenko, un sano e robusto sessantacinquenne). Da dieci anni ormai provava un’irrequietezza crescente e una vaga insoddisfazione nei confronti del suo modo di vivere, troppo comodo e troppo ben regolato.

Malgrado le numerose ed esaltanti iniziative in corso nel sistema solare — la Rigenerazione di Marte, la fondazione di una base su Mercurio, il Piano Verde di Ganimede — non era riuscito a trovare un obiettivo sul quale concentrare i suoi interessi e le sue energie ancora considerevoli. Due secoli prima, uno dei primi poeti dell’era della scienza dava voce ai suoi sentimenti facendo così parlare Ulisse:

…vita su vita poco sarebbe, ed a me d’una, ora, un attimo resta. Pure, è un attimo tolto all’eterno silenzio, ed ancora porta con sé nuove opere, ed indegno sarebbe, per qualche due o tre anni, riporre me stesso con l’anima esperta, ch’arde e desìa di seguir conoscenza: la stella che cade oltre il confine del cielo, di là dell’umano pensiero.

«Due o tre anni» davvero! Ne erano passati più di quaranta: Ulisse se ne sarebbe vergognato. Ma i versi successivi — che conosceva così bene — erano ancora più appropriati:

Forse è destino che i gorghi del mare ci affondino; forse,


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