
(Nota: La traduzione dei versi di Tennyson è di Giovanni Pascoli. [N. d.T.]. Fine nota)
«E cercare e trovare…» Bene, ora sapeva che cosa cercare e anche che cosa avrebbe trovato — perché sapeva esattamente dove l’avrebbe trovato. Solo un incidente imprevedibile, una catastrofe, gli avrebbe potuto impedire di trovarlo.
Non era una mèta, quella, che si fosse proposto consapevolmente, e nemmeno ora sapeva spiegarsi come mai avesse a un tratto assunto tanta importanza. Si era creduto immune dalla febbre che ancora una volta — per la seconda volta nel corso della sua vita! — aveva preso l’umanità, ma forse si sbagliava. O forse era stato l’invito a far parte dello scelto gruppo che doveva imbarcarsi sulla Universe che gli aveva acceso l’immaginazione, risvegliando in lui un entusiasmo che non sapeva di possedere.
C’era anche un’altra possibilità. Anche dopo tanti anni ricordava benissimo la delusione dell’uomo della strada per il passaggio a distanza ravvicinata del 1985-86. Si presentava ora l’occasione — l’ultima, per lui, e la prima per l’umanità — di rimediare alle delusioni del passato.
Nel XX secolo erano possibili solo i passaggi orbitali a distanza ravvicinata. Questa volta, invece, vi sarebbe stato un atterraggio vero e proprio un’impresa nuova e rivoluzionaria, a suo modo, quanto la passeggiata lunare di Aldrin.
Il dottor Heywood Floyd, veterano della missione su Giove del 2010-15, vide con gli occhi della mente il remoto corpo astrale che ancora una volta ritornava dalle profondità dello spazio accelerando sempre di più mentre si accingeva a girare attorno al Sole. E tra le orbite della Terra e di Venere la cometa più famosa della storia avrebbe incontrato l’astronave Universe, attualmente ancora in preparazione, nel suo viaggio inaugurale.
