Buon vecchio Dave, pensò. Devo ringraziarlo… ma un momento!… è chiaro che adesso non sono a bordo della Discovery, com’è altrettanto sicuro che non sono rimasto in stato d’incoscienza abbastanza a lungo da essere riportato sulla Terra!

Il filo aggrovigliato dei suoi pensieri fu improvvisamente interrotto dall’arrivo di una caposala e due infermiere con indosso l’imperitura uniforme della loro professione. Sembravano alquanto sorprese. Poole si chiese se si fosse svegliato prima del previsto, e l’idea gli diede un’infantile sensazione di contentezza.

«Salve!» riuscì a dire dopo diversi tentativi; le sue corde vocali sembravano parecchio arrugginite. «Come sto?»

La caposala gli restituì il sorriso e gli comunicò l’ovvio ordine di non sforzarsi di parlare portando un dito alle labbra. Poi le due infermiere si occuparono immediatamente di lui con consumata abilità, controllando il polso, la temperatura e i riflessi. Quando una delle infermiere gli sollevò il braccio destro e lo lasciò ricadere, Poole notò qualcosa di strano. Ricadeva con molta lentezza e non sembrava pesare come di solito. E, a questo proposito, non appena cercò di muoversi nemmeno il corpo sembrava avere peso.

Quindi sono sicuramente su un pianeta, riflette. O su una stazione spaziale con gravità artificiale. Di sicuro non mi trovo sulla Terra — non peso abbastanza.

Stava per chiederlo direttamente alla caposala, quando questa gli premette qualcosa contro il lato del collo. Sentì un leggero pizzicore e ripiombò in un sonno senza sogni. Un attimo prima di perdere i sensi, trovò il tempo per un ultimo sconcertante pensiero.

Strano — non avevano detto una parola da quando erano entrate.



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