«Non è un astronomo, lei?»

«Ma le pare? Criogenica, calcolatori: ecco la mia specialità. Non queste stupidaggini cervellotiche.»

Si diressero al piccolo spiazzo dove era ferma l’auto di Fleming. Alla sommità del telescopio brillava una luce rossa, simile a quella di un faro, e dietro di essa, nel cielo scuro, cominciavano ad accendersi le stelle. Se ne potevano già vedere alcune attraverso gli archi altissimi dei piloni, come già catturate dall’uomo. Arrivati vicino alla macchina, Fleming si volse a guardare in alto.

«Ho il presentimento,» disse, e la sua voce risuonò più pacata, gentile, e non più aggressiva, «che si sia giunti al punto di rottura nelle scienze fisiche.»

Cominciò ad abbassare la capote dell’auto, una piccola macchina sportiva, mentre lei passava dall’altra parte.

«La aiuto.»

Parve non sentire.

«A un certo momento, a un certo punto della cerchia delle nostre conoscenze siamo destinati a… hop, andare al di là. Dritto in un nuovo territorio. E potrebbe essere qui, in questo campo.» Avvoltolò la capote dietro il sedile. «’La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, io dico l’universo.’ Chi l’ha scritto?»

«Churchill.»

«Churchill?» Rise. «Galileo. ‘Egli è scritto in linguaggio matematico.’ Ecco cosa ha detto Galileo. Le serve per un comunicato stampa?»

Judy lo guardò, senza saper bene come prenderla. Fleming le aprì la portiera.

«Andiamo.»

La strada da una parte scendeva nel Lancashire, e dall’altra nello Yorkshire. Nello Yorkshire si dirigeva in una lunga valle dove, ogni poche miglia, si levavano, sul fiume, dei vecchi, alti mulini di mattoni, fino a giungere a Bouldershaw. Fleming guidava molto in fretta, borbottando.

«Mi danno ai nervi… L’inaugurazione… e quei maledetti ministri… Il vecchio professore che si dà un gran daffare a preparare l’elenco degli ospiti d’onore. La banda di quelli del Ministero che scocciano e tormentano tutti. In realtà non è che un qualsiasi osservatorio. Ma siccome è grande e costa un patrimonio diventa proprietà pubblica. Non che ne faccia colpa al professore. Ormai c’è dentro fino al collo. Si è impegnato e deve tirar fuori dei risultati.»



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