«Uh!, mi è venuto via un pezzo di pelle.»

«Questa è Grace.» Pareva che Bridger si vergognasse un pochino della ragazza. Era prematuramente sciupato e nervoso, vestito con anonimi abiti sportivi, simile a un impiegato postale la domenica mattina. Strinse la mano a Judy con aria incerta, e quando lei disse: «Ho sentito parlare di lei,» le lanciò un’occhiata rapida e ansiosa.

«Miss Adamson,» presentò Fleming, versando del whisky nella coca-cola di Bridger. «È la nostra nuova addetta alle public relations.»

«Qual è il suo nome di battesimo, cara?» indagò la ragazza.

«Judy.»

«Non ha dell’ansaplasto?»

«Oh, chiedi alla cassa!» intervenne Bridger impaziente.

«Lavora con voi?» chiese Judy a Fleming.

«Genio locale. Proprietà di Dennis. Io non ho tempo.»

«Peccato,» commentò la ragazza. Ma Fleming non le badò. Dopo aver preso un altro sorso dalla fiaschetta, si diresse con passo incerto alla pista. Bridger si rivolse a Judy in tono confidenziale:

«Che le è stato detto di me?»

«Solo che ha lavorato con il dottor Fleming.»

«Non è la mia massima aspirazione.» Pareva deluso. Mosse il naso, come un coniglietto. «Nell’industria potrei prendere cinque volte quel che guadagno qui.»

«È questo che desidera?»

«Appena il complesso sulla collina entra in funzione, taglio la corda.» Lanciò un’occhiata di traverso a Fleming con aria d’intesa, poi si rivolse di nuovo a lei. «Il vecchio John è deciso a restare, ad aspettare l’età dell’oro, e, prima che ottenga qualcosa, sarà vecchio. Vecchio e rispettato. E povero.»

«E forse felice.»

«Non sarà mai felice. Ne manda giù troppe.»

«Chi ne manda giù troppe?» Fleming indietreggiò per il lancio e segnò il punto.



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