
«Tu.»
«D’accordo, bevo troppo. Amico, bisogna pur avere qualcosa a cui tenersi attaccati.»
«Cosa c’è che non va nella strada che ti sei prescelto?» domandò Bridger arricciando il naso.
«Senti,» Fleming si abbandonò sulla panca accanto a loro. «Hai tutte le intenzioni di camminare per una strada; poi cambi passo e non ti ritrovi più. Parlavamo di Galileo… perché? Perché lui era il Rinascimento. Lui e Copernico e Leonardo da Vinci. Ed è stato allora che hanno fatto il grande salto, abbattendo tutte le barriere, e han dovuto starsene in piedi per conto loro in mezzo a un universo grande, enorme, sconfinato.»
Si alzò, prese dalla rastrelliera un’altra pesante boccia, e la sua voce si alzò sopra l’assordante frastuono della musica e del giuoco.
«Abbiamo posto nuove barriere, molto più oltre; ma questo è un secondo Rinascimento. Un bel giorno, mentre noi non ce ne accorgiamo, tutti presi a parlare di politica, di calcio e di quattrini, allora d’improvviso tutte le barriere che conosciamo verranno abbattute, via!, come questa!»
Diede un gran colpo con la boccia facendo cadere dal tavolo segnapunti le bottiglie di coca-cola.
«Ehi, sta’ attento, animale!» Bridger si chinò a raccogliere le bottigliette e asciugò con un fazzoletto il liquido sparso. «Mi spiace, Miss Adamson.»
Fleming buttò il capo all’indietro, ridendo.
«Judy, si chiama Judy.»
Bridger, piegato sulle ginocchia, cercava di togliere la macchia dalla gonna di Judy.
«Temo proprio che rimarrà la macchia.»
«Non importa.» Judy non gli badava. Fissava Fleming, interdetta e affascinata. Poi il momento passò.
«Dottor Fleming, al telefono.»
Dopo un minuto Fleming tornò, scuotendo la testa come per schiarirsi le idee. Tirò in piedi Bridger.
«Andiamo, Dennis. Vogliono noi.»
