
Il protocollo insisteva sul fatto che l’Inghilterra e le nazioni sue vicine erano ancora stati sovrani, ma in realtà l’iniziativa sfuggiva velocemente al loro controllo. Sebbene il generale Vandenberg fosse modestamente definito rappresentante del Comitato per l’organizzazione della difesa, era, in effetti, comandante d’aviazione di una potenza che, amichevole ma dominatrice, occupava il paese, e per la quale l’Inghilterra era solo uno dei riquadri di una vasta scacchiera.
Ex bombardiere, con un collo taurino e la mascella quadra, pur avendo raggiunto la mezza età, sembrava ancora giovane e spavaldo; ma non c’era alcuna spavalderia nel suo modo di fare. Proveniva dal New England, parlava in tono tranquillo, educato, e discuteva con competenza, come se conoscesse il mondo molto meglio della maggior parte degli uomini che lo abitano.
Parlavano di Whelan. Osborne teneva tra le dita un rapporto che lo riguardava.
«Non posso far nulla ora.»
«C’è una certa precedenza…»
Osborne si drizzò sulla sedia e chiamò la segretaria con il telefono interno che si trovava sul tavolo.
«Il Comitato organizzazione difesa ha un punto di ebollizione piuttosto basso,» osservò Vandenberg.
«Può dir loro che ci daremo da fare.»
Appena la segretaria entrò, Osborne le consegnò il rapporto.
«Trovi qualcuno che se ne occupi.»
La ragazza lo prese e depose sulla scrivania un incartamento. Era giovane e graziosa, e indossava un vestito che pareva un abito da cocktail: l’amministrazione statale aveva fatto progressi.
