«I suoi documenti per Bouldershaw.»

«Grazie. La mia auto è pronta?»

«Sì, Mr. Osborne.»

Il sottosegretario aprì la cartella e lesse:

«La comitiva ministeriale arriverà a Bouldershaw Fell alle 15 e 15, e sarà ricevuta dal professor Reinhart.»

«Domani, questo,» sottolineò Vandenberg. «Va lassù?»

«Ci vado un giorno prima per incontrare Reinhart.» Infilò la cartella dei documenti nella borsa. «Posso darle un passaggio fino a Whitehall?»

«Sarebbe un gesto caritatevole.»

Diffidavano l’uno dell’altro, ma erano educati, quasi all’antica. Alzatosi, Vandenberg chiese con indifferenza:

«Avete un programma?»

«Non ancora.»

«La cosa si sta facendo alquanto seria.»

«Le stelle possono aspettare. Hanno aspettato per tanto tempo.»

«Ha aspettato molto anche il Comitato organizzazione difesa.»

Osborne ebbe un’alzata di spalle, con simulata impazienza, come un greco che litigasse con un romano.

«Reinhart si occuperà dei programmi militari come e quando potrà; questo è l’accordo.»

«Se si profilasse una situazione d’emergenza…»

«Se, intendiamoci, se si profilasse una situazione d’emergenza.»

«Legge i giornali, lei?»

«In questo periodo riesco a leggere solo le riviste.»

«Dovrebbe guardare le prime pagine. Se si verificasse una situazione d’emergenza, avremmo bisogno di tutto quanto può essere messo a nostra disposizione su questa sponda dell’Atlantico.» Vandenberg accennò a un’artistica veduta del radiotelescopio alla parete dell’ufficio. «Per noi non è un giocattolo da ragazzini.»

«Neanche per loro.»

Poco dopo la loro uscita, Fleming telefonò da Bouldershaw Fell, ma era troppo tardi.


Judy arrivò al radiotelescopio poco prima che vi giungessero Osborne e Reinhart, e fece quattro chiacchiere indisturbata con Harries nel vestibolo.



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