«Che mi racconta di Bridger?»

Harries fingeva di pulire la maniglia di una porta.

«Due o tre visite a un allibratore che abita in una stradina di Bradford. A parte ciò, niente di speciale».

«Faremmo bene a sorvegliarlo.»

«Lo sto sorvegliando.»

Quando Osborne e Reinhart arrivarono, la condussero insieme a loro nella sala di controllo. Il locale era silenzioso e semideserto. C’era solo Harvey che, seduto al banco, faceva delle riparazioni, sommerso da un enorme cumulo di fogli in disordine, mozziconi di sigarette e bicchieri sporchi. Reinhart a quella vista chiocciò come una gallina disturbata.

«Dovrete mettere ordine.»

«Saranno capaci di mantenere l’apparecchio a fuoco per quando arriva il ministro?»

«Spero di sì. Non abbiamo sperimentato il dispositivo di osservazione.»

Reinhart circolava con aria molto indaffarata mentre Harvey cercava di attirare la sua attenzione.

«Harvey, ha l’aria di avere passato la notte in piedi.»

«Infatti, professore. E con me il dottor Bridger e il dottor Fleming.»

«Avete avuto delle grane?»

«Non esattamente, professore. Siamo rimasti in osservazione.»

«Su istruzioni di chi?»

«Del dottor Fleming.» Harvey era tranquillissimo. «Siamo ancora in osservazione.»

«Perché non mi è stato detto nulla?» Reinhart si rivolse a Osborne e a Judy. «Ne eravate al corrente?»

Judy scosse il capo in segno di diniego.

«Pare che le istruzioni, Fleming se le dia da solo,» osservò Osborne.

«Dov’è?» chiese Reinhart.

«Là dentro.» Harvey indicò la sala macchine. «Insieme al dottor Bridger.»

«Allora gli dica di dedicarmi un minuto.»

Mentre Harvey parlava in un microfono che si trovava sul banco, Reinhart percorreva la stanza a grandi passi.

«Che cosa stavate seguendo?» domandò.



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