«Una fonte di Andromeda.»

«La M. 31?»

«No, non la M. 31, professore.»

«Cosa, allora?»

«Un altro segnale, vicino a quello. Un segnale spezzato.»

«Non l’avete mai sentito, prima?»

«No, professore.»

Quando Fleming entrò era stanco, con la barba lunga e sobrio, ma, pur controllandosi, era eccitatissimo. Teneva in mano un fascio di fogli della telescrivente. Questa volta Reinhart non fu indulgente.

«Vedo che ti sei impadronito del telescopio.»

Fleming si fermò e li guardò battendo le palpebre.

«Chiedo scusa, signori, non ho avuto il tempo di far triplice domanda in carta da bollo.» Si rivolse a Osborne. «Ho telefonato al suo ufficio ma se n’era già andato.»

«Cos’avete fatto?» chiese Reinhart.

Fleming glielo spiegò, gettando i fogli sul banco di fronte a loro.

«… e questo è il messaggio.»

Reinhart lo fissò incuriosito.

«Vuoi dire il segnale.»

«Ho detto il messaggio. Punti e linee. Non era così, Harvey?»

«Sembrava così.»

«È durato tutta la notte,» disse Fleming. «È sotto la linea dell’orizzonte, ora, ma possiamo riprovare questa sera.»

Judy guardò Osborne, ma non ne ricevette alcun aiuto.

«Che succederà dell’inaugurazione?» domandò timidamente.

«Oh, al diavolo l’inaugurazione.» Fleming si girò verso di lei. «Questa sì che è una cosa importante. Questa è una voce che giunge da milioni e milioni di chilometri di distanza.»

«Una voce?» La voce stessa di Judy risuonò debole e irreale.

«Ci ha messo duecento anni-luce per arrivare fino a noi. Il ministro può aspettare un giorno, no?»

Reinhart pareva sollevato. Osservò Fleming con aria divertita.

«A meno che non sia un satellite.»

«Non è un satellite.»

Reinhart si avvicinò alla «follia di Jacko.»

«Prima di agitarti tanto, John, controlliamo tra tutta questa ferraglia che è in orbita.»



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