
«La cerimonia dell’inaugurazione si svolgerà qui,» annunciò Reinhart.
«Dov’è che il ministro romperà la bottiglia di champagne o taglierà il nastro o farà quel che dovrà fare?»
«Al banco. Schiaccerà un bottone al banco di controllo per metterlo in azione.»
«Non funziona ancora?»
«Non ancora. Stiamo facendo delle prove di collaudo.»
Judy si fermò sulla soglia a osservare attentamente. Era il tipo della donna giovane e attraente che vien spesso definita bella più che graziosa: una pelle fresca, uno sguardo vivo e intelligente, un portamento molto deciso, un tantino goffo. Sarebbe potuta essere un’infermiera o un’ufficialessa dei servizi sussidiari o semplicemente una ragazza uscita da una scuola raffinata. Aveva mani piuttosto grandi e occhi di un azzurro intenso. Sottobraccio teneva un fascio di fogli ed opuscoli che estrasse per consultarli, come se potessero darle una spiegazione di ciò che vedeva.
«È il più grande radiotelescopio di… be’, del mondo.» Il professore si guardò attorno, sorridendo felice. «Non è grande come un interferometro, naturalmente, ma questo possiamo dirigerlo. Si può spostare il fuoco con il piccolo riflettore in cima, e in tal modo seguire una fonte attraverso il cielo.»
«Da questi mi sembrava d’aver capito,» Judy agitò i fogli, «che ci sono degli altri radiotelescopi che funzionano nello stesso modo.»
«Vero. Nel sessanta, quando abbiamo cominciato a costruire questo, ce n’erano già. Ma non hanno la sensibilità del nostro.»
