Il cambiamento radicale era consistito nella graduale formazione delle Città lungo l’arco di un millennio. Efficienza voleva dire grandezza, una cosa di cui ci si era resi conto, vagamente, perfino nel medioevo. I minuscoli complessi industriali di un tempo si erano trasformati in grandi fabbriche, e queste a loro volta in organismi produttivi continentali.

Pensate all’inefficienza di centinaia di migliaia di case per centinaia di migliaia di famìglie paragonate alle unità che formano i settori; allo spreco di una collezione di videolibri in ogni abitazione quando ne basta una concentrata per sezione; al video indipendente per ogni famiglia quando si può adottare un efficace sistema di video-condutture.

E se è per questo, pensate alla follia di un’infinità di cucine e stanze da bagno tutte identiche, ma riprodotte in quantità, contro le più efficienti strutture rese possibili dalla cultura delle Città (mense e sale-doccia).

Poco a poco i villaggi, i paesi e le "metropoli" della Terra morirono e vennero inghiottiti dalle Città, e l’antico timore di una guerra nucleare non fece che rallentare di poco questa tendenza. Con l’invenzione dello scudo di forza, del resto, la tendenza si trasformò in vera e propria corsa.

La cultura delle Città permetteva una distribuzione ottimale del cibo, con l’utilizzazione su scala sempre più vasta dei lieviti e delle colture idroponiche. New York City si estendeva su oltre tremila chilometri quadrati di superficie, e l’ultimo censimento rivelava che la popolazione era abbondantemente superiore ai venti milioni. Sulla Terra c’erano circa ottocento Città, la cui popolazione media si aggirava sui dieci milioni.

Ogni Città divenne un complesso autonomo, quasi autosufficiente dal punto di vista economico. Costruiva da sé il suo "tetto", le sue recinzioni e i suoi livelli, sotterranei; divenne una caverna d’acciaio, un’enorme, protetta caverna di cemento e acciaio.

La costruzione procedeva scientificamente.



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