Robot! La tremenda ironia era che il cervello positronico era stato inventato sulla Terra, e sulla Terra aveva dato i primi frutti.

Non sui Mondi Esterni. E invece i Mondi Esterni si erano sempre comportati come se i robot fossero un prodotto tipico della loro cultura.

In un certo senso, tuttavia, il culmine del sistema economico basato sui robot era stato raggiunto sui Mondi Esterni; sulla Terra ci si era limitati a usarli nelle miniere e nelle fattorie. Solo nell’ultimo quarto di secolo, su insistenza degli Spaziali, gli uomini meccanici si erano lentamente infiltrati nelle Città.

Le Città erano un bene prezioso, e tutti, anche i medievalisti, sapevano che non esisteva un ragionevole sostituto. L’unico guaio era che non sarebbero rimaste efficienti a lungo: la popolazione del pianeta cresceva e un giorno o l’altro, nonostante l’alto livello produttivo delle Città, le calorie pro capite sarebbero scese sotto il livello di sussistenza.

E il peggio era che gli Spaziali, discendenti degli antichi emigranti dalla Terra, vivevano nel lusso dei loro mondi sottopopolati, governati dai robot, nello spazio profondo. Gli Spaziali erano cinicamente decisi a mantenere i privilegi che derivavano dalla bassa densità di popolazione dei pianeti, e quindi facevano di tutto per controllare le nascite e tenere alla larga gli immigranti dalla Terra sovraffollata. E questo…

Ma ecco Spacetown!

Fu l’inconscio di Baley ad avvertirlo che si stava avvicinando al settore di Newark. Se fosse rimasto dov’era ancora un po’, si sarebbe trovato sulla strada per il settore di Trenton, a sudovest, attraverso il cuore della calda e umida terra dei lieviti.

Era una questione di tempismo. Ci voleva un tanto per scendere la rampa, un tanto per farsi largo fra i passeggeri in piedi che brontolavano, un tanto per scivolare oltre il divisorio e verso l’uscita. E infine, un tanto per immettersi sui nastri deceleranti.



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