Quando l’ebbe fatto, si trovò puntualmente sullo stazionario. Non aveva calcolato consciamente i passi necessari e se ci avesse provato avrebbe sbagliato.

Baley si ritrovò nel consueto semi-isolamento. Solo un poliziotto era con lui sullo stazionario, e, a parte il ronzio della strada celere, il silenzio metteva quasi a disagio.

Il poliziotto si avvicinò e Baley esibì il distintivo con impazienza. L’altro alzò una mano per lasciarlo passare.

Il corridoio si restringeva e curvava bruscamente tre o quattro volte. C’era un evidente proposito: le folle dei terrestri non potevano raccogliervisi facilmente, e l’idea di una carica era impossibile.

Baley ringraziò il cielo che l’incontro con il suo collaboratore fosse previsto all’esterno di Spacetown; l’idea di un esame medico non gli andava affatto, nonostante la cortesia per cui gli Spaziali andavano famosi.

Uno Spaziale era fermo davanti alle porte che immettevano all’aperto e alle cupole di Spacetown. Era vestito alla maniera terrestre, con calzoni stretti alla vita, abbondanti al polpaccio e una striscia colorata lungo la cucitura delle gambe. Indossava una camicia di normalissimo textron, con il collo aperto, le cuciture sostituite da cinture-lampo e i polsini a sbuffo. Ma era uno Spaziale. C’era qualcosa nel modo in cui stava in piedi, in cui teneva dritta la testa, qualcosa nell’espressione calma e immobile del volto senza emozioni e dagli zigomi alti, che lo distingueva nettamente dai terrestri. I capelli corti, color del bronzo, erano tirati all’indietro senza scriminatura.

Baley si avvicinò con circospezione e disse: «Sono l’agente investigativo Elijah Baley, Dipartimento di Polizia della Città di New York. Qualifica C-5».

Mostrò le credenziali e continuò: «Ho ricevuto istruzioni per incontrare R. Daneel Olivaw all’Accesso di Spacetown». Guardò l’orologio. «Sono un poco in anticipo. Posso chiedere di venire annunciato?»



20 из 225