
Baley si sentiva confuso e nauseauto. La situazione gli sfuggiva. Anche se le donne avessero accettato di essere servite dagli automi, c’era sempre il problema della folla esterna.
Dovevano essere un centinaio, davanti alla vetrina. Nei pochi minuti trascorsi da quando i due agenti in borghese erano entrati nel negozio, la folla si era raddoppiata.
«Qual è la procedura in un caso del genere?» chiese all’improvviso R. Daneel Olivaw.
Baley fece un salto. «Non succede spesso.»
«Cosa dice la legge?»
«Gli R. sono stati assegnati qui. Sono commessi in regola con l’ufficio del lavoro. Non c’è niente che non va nella loro posizione.»
Parlavano a bassa voce, e Baley cercava di conservare un’aria minacciosa e autoritaria. L’espressione di Olivaw, come sempre, non diceva niente.
«In tal caso» disse R. Daneel «ordina alla donna di lasciarsi servire o di andarsene.»
Baley sollevò un angolo della bocca: «È con la folla che dobbiamo vedercela, non con la donna. Non c’è altro da fare che chiamare una squadra anti-dimostranti».
«Non dovrebbe essere necessario, per dei buoni cittadini, farsi spiegare la legge da più di un agente» commentò Daneel.
Poi voltò l’ampia faccia verso il padrone del negozio: «Tolga la saracinesca d’energia, signore».
Il braccio di Baley scattò verso la spalla del collega per trattenerlo. All’ultimo momento ci ripensò. Se, in una situazione del genere, due rappresentanti della legge si fossero messi a litigare fra loro, ogni possibilità di soluzione pacifica sarebbe sfumata.
Il negoziante protestò e dette un’occhiata a Baley. Baley evitò lo sguardo.
Senza passione, R. Daneel ripeté: «Glielo ordino con l’autorità della legge».
Il padrone del negozio protestò: «Riterrò responsabile la Città per qualunque danno alla merce o al locale. E voglio una dichiarazione che faccio questo sotto i vostri ordini».
