R. Daneel salì agilmente su una sedia, e da lì su un espositore infrangibile di transtex. L’alone colorato che emanava dalle fessure nella pellicola polarizzata trasformarono la faccia fredda e liscia di R. Daneel in una maschera ultraterrena.

"Ultraterrena" pensò Baley.

La scena si era immobilizzata; R. Daneel troneggiava su tutto, formidabile.

Poi disse, deciso: «State pensando: quell’uomo ha una frusta neuronica o un paralizzatore. Se ci buttiamo addosso a lui al massimo uno o due di noi verranno colpiti, e anche quelli si riprenderanno. Nel frattempo faremo il nostro comodo e che la legge e l’ordine vadano a farsi fottere nello spazio».

La voce non era né dura né irata, ma autoritaria. Aveva il tono di chi è abituato al comando. «Ma vi sbagliate, non ho una frusta neuronica e nemmeno un paralizzatore. Ho un fulminatore, di quelli mortali. Lo userò e non punterò sopra le vostre teste. Ammazzerò parecchi di voi prima che mi prendiate, forse la maggior parte. Parlo sul serio, e del resto non ho l’aria di chi scherza, vero?»

Ci fu del movimento verso il fondo, ma la folla non aumentò. Se qualche curioso si fermava a guardare, presto decideva di squagliarsela. I più vicini a R. Daneel trattenevano il fiato, cercando disperatamente di non cedere alla pressione delle ultime file e non avanzare.

La donna con il cappello ruppe l’incantesimo. Scoppiando in singhiozzi, disse: «Ci ucciderà! Non ho fatto niente, oh, fatemi uscire di qua!».

Si voltò per andarsene, ma davanti a lei c’era una parete inamovibile di uomini e donne. La cliente cadde in ginocchio e il movimento verso il fondo si fece più pronunciato.

R. Daneel balzò giù dall’espositore e disse: «Ora andrò verso la porta. Ucciderò l’uomo o la donna che mi toccano. Quando sarò arrivato alla porta, ucciderò chiunque, uomo o donna, non se ne stia andando per i fatti propri. La signora, qui…».



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