
La tecnica del Grande Giocatore era, al confronto ridicola, oltre che abissalmente, orribilmente semplice. Joe sarebbe stata in grado di imitarla con la massima facilità, naturalmente. In fondo non era che una forma elementare del suo vecchio passatempo: quello di rispedire i frammenti di roccia nei loro buchi. Ma a Joe non era mai passato per la testa di ricorrere a un trucco così banale a un tavolo da gioco, perché avrebbe reso tutto troppo facile, rovinando l’armonia del gioco.
Oltretutto Joe non era mai ricorso a quella tecnica, ritenendo che non sarebbe mai riuscito a farla franca. Stando alle regole di sua conoscenza, si trattava di un lancio alquanto discutibile. Poi c’era la possibilità che uno dei dadi non arrivasse a toccare la sponda opposta, oppure si fermasse contro di essa rimanendovi inclinato. E poi, ricordò a se stesso, i due dadi non dovevano forse per regolamento rimbalzare dalla sponda, anche se solo per una frazione di centimetro?
Comunque, da quanto Joe poteva giudicare coi suoi occhi acuti, i due dadi erano appoggiati alla sponda e perfettamente in piano. E soprattutto, tutti i presenti sembravano accettare quel lancio, la ragazza dei dadi li aveva raccolti e i Grossi Funghi che avevano accettato la puntata dell’uomo in nero stavano pagando il dovuto. Per quanto poi riguardava la regola del rimbalzo, be’, il Boneyard sembrava dare un’interpretazione leggermente diversa da quella regola e Joe accettava sempre senza obiezioni il Regolamento della Casa; infatti, sua Madre e sua Moglie gli avevano dimostrato che era il metodo più semplice per stare alla larga dei guai.
E del resto, non aveva puntato personalmente contro quel lancio.
A quel punto, sentenziando con una voce simile al vento che ulula sul Cypress Hollow o su Marte, il Grande Giocatore annuncio: — Punto un centone. — Diecimila dollari, la puntata più alta di quella sera, e da come lo disse il Grande Giocatore sembrò una cosa ancora più grandiosa.
