
La puntata del centone, si rese conto Joe, superava la sua pila di almeno tremila dollari e tre o quattro dei Grossi Funghi cominciarono a scambiarsi segnali prima di mettersi d’accordo su come coprire la puntata.
Il Grande Giocatore lanciò un altro sette naturale esattamente con la stessa tecnica del lancio piatto che si concludeva con un brusco arresto.
Puntò un altro centone e uscì la stessa combinazione.
E poi ancora.
E ancora.
Joe cominciava a sentirsi sempre più coinvolto e anche piuttosto indignato. Gli sembrava ingiusto che il Grande Giocatore dovesse continuare a vincere somme incredibili con quei lanci così meccanici e privi di romantica fantasia. Non si poteva neppure parlare di far rotolare i dadi, perché non roteavano mai di uno iota né in aria né sul tappeto. Era il tipo di cosa che ci si poteva aspettare da un robot, anzi da un robot programmato in modo molto rozzo. Joe, che fino a quel momento non aveva ancora azzardato una fiche, prima o poi, se le cose avessero continuato così, sapeva che avrebbe finito col farlo. Due dei Grossi Funghi si erano già dichiarati battuti e si erano ritirati, fradici di sudore, dal tavolo, senza che nessuno ne prendesse il posto.
Fra poco sarebbe arrivata una puntata che i Grossi Funghi superstiti non sarebbero stati in grado di coprire completamente tra di loro e allora anche lui avrebbe dovuto arrischiare qualcuna delle sue fiches o ritirarsi dal gioco, ma quest’ultima cosa non avrebbe potuto farla, con la forza che gli invadeva la mano destra come una saetta di fuoco.
