Era calda al tatto e leggermente bruciacchiata, ma per il resto indenne. Joe deglutì e la rilanciò alta.

Con un sorriso che era una trafittura di pugnali avvelenati, Lottie la lasciò scorrere lungo la sponda di fondo… e dopo un istante di esitazione, la carta scivolò dietro il dado sospettato da Joe.

Un inchino e il sussurro: — Lei ha occhi acuti, signore. È evidente che il dado non ha toccato la sponda. Le mie più sincere scuse… ecco i suoi dadi, signore.

E Joe per poco non provò un colpo apoplettico vedendo i dadi posati sul bordo nero davanti a lui. Tutti i sentimenti che lo straziavano, compresa la sua curiosità, raggiunsero l’acme dell’intensità; e dopo che ebbe detto: — Punto tutto — e il Grande Giocatore ebbe risposto: — Ci sto — fu travolto da un impulso irresistibile che lo spinse a lanciare i due dadi direttamente contro gli occhi notturni e opachi del Grande Giocatore.

I dadi penetrarono nel cranio del Grande Giocatore e una volta dentro rimbalzarono da una parete all’altra, risuonando come i grandi semi di una grossa zucca non del tutto matura.

Con le mani stese avanti, a palma in giù, per impedire che qualcuno dei suoi ragazzi e delle sue ragazze si avventasse contro Joe, il Grande Giocatore assorbì i due dadi cubici, poi li sputò, facendoli cadere al centro del tavolo: uno posato di piatto, l’altro reclinato, leggermente appoggiato sul primo.

— Dadi inclinati, signore — osservò educatamente, senza il minimo risentimento per il trattamento che gli era stato fatto. — Un altro lancio, prego.

Joe agitò i dadi, riflettendo mentre cercava di superare lo shock. Dopo un po’, decise che, anche se adesso era in grado di indovinare il vero nome del Grande Giocatore, gli avrebbe concesso ancora la possibilità di spogliarlo di ogni suo avere.



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