
A quelle parole il Boneyard rimbombò all’istante di risa isteriche e ironiche, di grida e urla incontenibili. Mister Bones riassunse i sentimenti di tutti quando, al di sopra del frastuono generale, urlò: — A che serve o che valore ha la vita di un fallito come Joe Slattermill? Neanche due cent di normale denaro.
Il Grande Giocatore posò la mano sul revolver lucente davanti a lui e tutte le risate d’incanto cessarono.
— Lo so io a che serve — sussurrò il Grande Giocatore. — Joe Slattermill, da parte mia io punto tutte le mie vincite di stanotte e in più vi aggiungo il mondo e tutto quanto in esso contenuto come puntata secondaria. Lei punterà la sua vita, e la sua anima come puntata secondaria. I dadi spettano a lei. Che intende fare?
Joe Slattermill fu percorso da un fremito, ma poi la drammaticità della situazione ebbe il sopravvento su di lui. Rifletté e capì che non avrebbe certo rinunciato a diventare il fulcro dell’attenzione per tornare spennato da sua Moglie e da sua Madre e alla sua casa diroccata e al mesto Mister Guts. Forse, si disse a mo’ di incoraggiamento, forse non c’era alcuna forza nello sguardo del Grande Giocatore, forse lui aveva commesso il suo unico errore nella sua carriera di giocatore. Inoltre, era più incline ad accettare la valutazione che del valore della sua vita aveva fatto Mister Bones, che non quella fatta dal Grande Giocatore.
— Accetto — disse.
— Lottie, i dadi.
Joe concentrò la sua mente come mai aveva fatto in passato, e avvertì la forza che gli pulsava trionfante nella mano mentre effettuava il lancio.
I dadi non urtarono mai il feltro. Scesero in picchiata e poi risalirono in una curva impossibile al di là della sponda e piroettarono indietro, sfrecciando come minuscole meteore sanguigne verso la faccia del Grande Giocatore nelle cui nere orbite si incastonarono, mostrando ognuno un rosso asso luccicante.
