— I Ricordatori.

— Non hanno bisogno di oggetti solidi, per svolgere il loro lavoro.

— Ma perché vi interessano tanto queste cose?

— Il passato mi interessa, Vedetta. Anche se non appartengo a nessuna Corporazione, ho degli interessi culturali. Secondo voi, un mostro non può amare il sapere?

— Certo, certo. Cercate quello che vi pare. Realizzate voi stesso a modo vostro! Questa è Roum. All’alba entreremo; spero di trovare un impiego, là dentro.

— Non sarà facile.

— E perché?

— Ci sono molte Vedette, a Roum. Non c’è bisogno della vostra opera.

— Chiederò aiuto al Principe di Roum — dissi.

— Il Principe di Roum è un uomo duro, freddo e crudele.

— Come fate a saperlo?

Gormon si strinse nelle spalle. — Lo so. — Poi cominciò a riporre il bottino nell’ipertasca. — Tentate pure con lui, Vedetta. Che altra possibilità avete?

— Nessuna — dissi. Gormon rise, ma io no.

Si occupò solo più del suo bottino rubacchiato all’antichità. Mi aveva notevolmente depresso, con le sue parole. Sembrava così sicuro di sé, in un mondo gravido d’incertezza, quel tipo senza Corporazione, quel mostro mutato, quell’uomo dall’aspetto disumano… Come poteva essere così freddo, indifferente? Viveva senza preoccuparsi del pericolo incombente e si pigliava gioco di chi ammetteva di avere paura. Viaggiava con noi da dieci giorni, ormai, da quando lo avevamo incontrato nell’antica città ai piedi del vulcano, a sud, presso la riva del mare. Non ero stato io a proporgli di unirsi a noi. Si era invitato da solo; e, alla preghiera di Avluela, avevo accettato. Le strade sono scure e fredde in questa stagione, e infestate da ogni specie di bestie feroci; è naturale che un vecchio e una ragazza, soli, siano disposti ad accettare la compagnia di un tipo nerboruto come Gormon. Però, in certi momenti avrei preferito che non fosse mai venuto con noi, e quello era appunto uno di quei momenti.



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