
«Potrò mai conoscere il tuo vero nome, o vedere il tuo vero volto, Sorvegliante?»
Il volto del Sorvegliante si fece scuro e spaventoso, ed egli spalancò la bocca, come per mettersi a ululare. «Solo un’anima vivente fra tutti i mortali mi ha visto nella mia vera forma, e quell’anima sicuramente morrà!»
Quelle terribili parole percossero Cavil Planter come un fulmine a ciel sereno facendolo tremare fino nelle ossa, ed egli affondò le dita nel pavimento di terra battuta del capanno per non volar via come polvere sferzata dal vento prima di un temporale. «Non uccidermi per la mia impertinenza!» implorò Cavil.
La risposta del Sorvegliante fu carezzevole come il sole del mattino. «Ucciderti? E perché mai, se tu sei colui che ho scelto per ricevere i miei insegnamenti più segreti, un vangelo sconosciuto a sacerdoti e pastori?»
«Io?»
«Ho già incominciato a impartirti il mio insegnamento, e tu mi hai capito. So quanto desideri fare ciò che io ti comando. Ma non hai abbastanza fede. Non sei ancora completamente mio.»
Cavil sentì il cuore balzargli in petto. Possibile che il Sorvegliante intendesse fargli lo stesso dono che aveva fatto ad Abramo? «Sorvegliante, io non ne sono degno.»
«Certo che non ne sei degno. Nessuno è degno di me, no, nessuno di coloro che vivono su questa terra. Eppure, se mi obbedisci, potrai ancora trovare favore dinanzi ai miei occhi.»
