
Sì, lo farà! esclamò Cavil in cuor suo. Si, mi donerà quella donna! «Tutto ciò che vorrai ordinarmi, Sorvegliante.»
«Credi forse che ti darei Agar a causa della tua sciocca concupiscenza e del tuo smodato desiderio di un figlio? No, vi è uno scopo molto più elevato. I Neri sono certamente figli di Dio, ma in Africa vivevano sotto il potere del demonio. Quello spietato distruttore ha corrotto il loro sangue… Perché credi che sarebbero Neri, altrimenti? Finché ogni generazione nascerà di pura razza nera, io non sarò mai in grado di salvarla, poiché continuerà a essere proprietà del demonio. Come tornare a farli miei, se tu non mi aiuti?»
«Vuoi dire che se prendo la ragazza, mio figlio nascerà Bianco?»
«Ciò che conta, per me, è che il bambino non nasca di pura razza nera. Hai capito dunque che cosa voglio da te? Non un solo Ismaele, ma molti figli; non una sola Agar, ma molte donne.»
Cavil quasi non riuscì a formulare in parole il più segreto dei suoi desideri. «Vuoi dire… tutte?»
«Io te le dono tutte, Cavil Planter. Questa generazione perduta ti appartiene. Se farai ciò che ti dico, la prossima generazione potrà essere mia.»
«Lo farò, Sorvegliante!»
«Non devi far parola di me con nessuno. Io parlo solo a coloro i cui desideri già inclinano verso di me e verso le mie opere, coloro che sono già assetati dell’acqua che io porto.»
«Non dirò niente a nessuno, Sorvegliante!»
«Obbediscimi, Cavil Planter, e ti prometto che alla fine dei tuoi giorni m’incontrerai di nuovo e mi riconoscerai per quello che sono. Allora io ti dirò: ‘Cavil Planter, tu sei mio. Vieni, e sii mio schiavo per sempre’.»
«Ne sarò felice!» gridò Cavil. «Felice! Felice!»
Spalancò le braccia e fece per abbracciare le ginocchia del Sorvegliante. Ma dove avrebbe dovuto toccare l’ospite, non c’era più nulla. Il Sorvegliante era sparito.
