
Le lacrime le rigarono il volto. Non voglio saperlo, disse. Non voglio conoscere tutte le strade del futuro. Le altre ragazze della mia età sognano soltanto l’amore e le gioie del matrimonio, sognano di partorire bambini sani e robusti; ma tutti i miei sogni contengono anche morte, e dolore, e paura, perché i miei sogni sono veri, io so più di quanto sia concesso a un essere umano che voglia nutrire in cuor suo un filo di speranza.
Eppure Peggy sperava. Sissignori potete starne certi… Restava aggrappata a una sorta di disperata speranza, perché, pur sapendo che cosa l’attendeva sui sentieri della vita, ogni tanto coglieva un rapido barlume, una radiosa visione di certi giorni, di certe ore, di certi fuggevoli momenti di gioia così travolgente che per provarla valeva anche la pena di soffrire.
Il fatto è che, nell’ampio panorama del futuro di Alvin, quei barlumi erano così rari e fuggevoli che Peggy non riusciva a trovare una strada per arrivarci. Tutti i sentieri che riusciva a trovare con facilità, quelli più evidenti, quelli che avevano più probabilità di realizzarsi, conducevano immancabilmente al giorno in cui Alvin l’avrebbe sposata senza amarla, solo per gratitudine e senso del dovere: un matrimonio infelice. Come nella storia biblica di Lea, detestata dal bellissimo marito Giacobbe anche se lei lo amava teneramente e gli partoriva più figli delle altre mogli e si sarebbe fatta ammazzare per lui se solo Giacobbe glielo avesse domandato.
