Per lo più non vedeva assolutamente nulla, solo onde e nubi vaporose e le evoluzioni degli uccelli marini.

Sono sulla coffa dell’albero maestro, pensò Peggy. Mi hanno spedita quassù sedici anni fa, il giorno in cui sono venuta al mondo, e quassù sono rimasta, non mi hanno fatta scendere nemmeno una volta, non mi hanno mai permesso di riposare in una delle anguste cuccette del ponte inferiore, o anche soltanto di chiudermi sopra la testa il portello di un boccaporto, e una porta dietro le spalle. Sempre e solo di vedetta, a scrutare vicino e lontano. E siccome non è con gli occhi che guardo, non mi è consentito di chiuderli, nemmeno nel sonno.

Non c’era modo di sfuggire. Seduta nella sua soffitta, poteva vedere senza nemmeno provarci.

Sua madre, nota agli altri con il nome di Vecchia Peg Guester, nota a se stessa con il nome di Margaret, si trovava in cucina a preparare la cena per una folla di ospiti in arrivo. Fra l’altro non è che abbia un particolare dono per la cucina, per cui quell’attività le costa fatica; non è come per Gertie Smith, che riesce a fare in modo che lo stesso maiale salato acquisti cento sapori diversi in cento diverse occasioni. Il dono di Peg Guester è per le faccende donnesche, per l’assistenza al parto e i talismani domestici, ma perché una locanda faccia buoni affari ci vuole buon cibo e, ora che il nonno se n’è andato, cucinare tocca a lei, così pensa solo alla cucina e non tollera interruzioni, soprattutto da parte di sua figlia che ciondola per casa senza quasi aprir bocca, e in generale è la persona più sgradevole e irritante che si possa immaginare anche se all’inizio era così dolce e piena di promesse, tutto nella vita per qualche motivo finisce col guastarsi…



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