Quando l’orologio digitale raggiunse le 16:59:55 Lloyd cominciò il conto alla rovescia a voce alta insieme a esso. «Cinque.»

Guardò Michiko.

«Quattro.»

Lei lo ricambiò con un sorriso di incoraggiamento. Dio, quanto l’amava…

«Tre.»

Spostò lo sguardo sul giovane Theo, il wunderkind… il genere di stella nel fiore della giovinezza che Lloyd aveva sempre sperato di essere e non era mai stato.

«Due.»

Theo, sempre sfacciato, gli fece un cenno sollevando i due pollici.

«Uno.»

Dio, ti prego… pensò Lloyd. Ti prego.

«Zero.»

E poi…


* * *

E poi, all’improvviso, tutto fu diverso.

Vi fu un cambiamento immediato nell’illuminazione… la fioca luminosità della sala di controllo fu sostituita dalla luce del sole che entrava da una finestra. Ma non vi fu nessuna correzione, nessun disagio… e nessuna sensazione che le pupille di Lloyd si stessero contraendo. Fu come se fosse già abituato a una luce più forte.

Eppure Lloyd non riusciva a controllare i suoi occhi. Voleva guardarsi intorno, vedere ciò che stava succedendo, ma i suoi occhi si muovevano come guidati dalla propria volontà.

Si trovava a letto… nudo, così sembrava. Poteva sentire le lenzuola di cotone scivolargli lungo la pelle mentre si sollevava su un gomito. Mentre la sua testa si muoveva, Lloyd colse l’immagine fugace di alcuni lucernari, che a quanto pareva si affacciavano dal secondo piano di una casa di campagna. Si vedevano degli alberi, e…

No, non poteva essere. Quelle foglie erano diverse, di un rosso vivo e freddo. Ma oggi era il 21 aprile… primavera, non autunno.

Lo sguardo di Lloyd continuò a spostarsi e, improvvisamente, in quello che avrebbe potuto essere un sussulto, si rese conto di non essere solo nel letto. Insieme a lui c’era qualcun altro.



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