
Il sorriso era scomparso dalle labbra di lei, e ora entrambe le mani erano appoggiate sul banco. Il generale avrebbe voluto ritrattare le sue parole dure. Lei disse: — Non mi pare che voi siate direttamente connesso con il Dipartimento Crittografico. — La voce era piatta, calmante.
Lui scosse il capo.
— Allora lasciate che vi spieghi. Fondamentalmente, generale Forester, esistono due tipi di codici. Nel primo, delle lettere, o dei simboli che stanno al loro posto, vengono mescolate e confuse secondo uno schema prestabilito. Nel secondo, lettere, parole o gruppi di parole sono sostituiti con altre lettere, simboli o parole. Un codice può essere formato in uno di questi due modi, o con una combinazione di entrambi, ma i codici risultanti hanno sempre una cosa in comune: una volta trovata la chiave, è sufficiente applicarla al codice e ne escono delle frasi logiche. Una lingua, invece, possiede una sua logica interna, una sua grammatica, un suo modo specifico di associare pensieri a parole che abbracciano diversi livelli di significato. Non esiste mai in questo caso una chiave che si possa usare per decifrare l’esatto significato. Tutt’al più ci si può avvicinare con una buona approssimazione.
— Intendete dire che Babel-17 deve essere decifrato in un’altra lingua?
— Niente affatto. Questa è la prima cosa che ho voluto controllare. Si può compilare una lista di probabilità su vari elementi e vedere se si accordano con i moduli di altre lingue, anche se gli elementi sono disposti in un ordine sbagliato. Ma non ha funzionato. Babel-17 è essa stessa una lingua che noi non comprendiamo.
