
— Mi pare — il generale Forester cercò di sorridere — che stiate cercando di dirmi che poiché non si tratta di un codice, ma bensì di una lingua aliena, potremmo anche arrenderci subito. — Se doveva essere una sconfitta, saperlo da lei era quasi un sollievo.
Ma lei scosse il capo. — Temo che mi abbiate del tutto fraintesa. Lingue sconosciute sono già state decifrate, prima d’ora, senza traduzioni: la lingua degli Hittiti, per esempio, e il Lineare B. Ma per proseguire nello studio di Babel-17, dovrò sapere molto di più.
Il generale inarcò le sopracciglia. — Cos’altro vi serve sapere? Vi abbiamo consegnato tutti i campioni in nostro possesso. Non appena ne avremo altri, certo…
— Generale, io devo essere informata di tutto quello che voi sapete su Babel-17; quando lo avete scoperto per la prima volta, in quali circostanze, ogni cosa che possa darmi un indizio sul suo contenuto.
— Vi abbiamo fornito tutte le informazioni che noi…
— Voi mi avete dato dieci pagine dattiloscritte piene di monconi con il nome in codice Babel-17, e mi avete chiesto che cosa significassero. Ora, con questo materiale non posso dirvelo. Ma con qualcosa d’altro, forse potrei. È semplice.
Il generale pensò: “Se fosse così semplice, se solo fosse così semplice, noi non avremmo mai cercato il vostro aiuto, Rydra Wong.”
Lei disse:
— Se fosse così semplice, se solo fosse così semplice, voi non avreste mai cercato il mio aiuto, generale Forester.
Lui sobbalzò, per un assurdo momento convinto che lei avesse letto nella sua mente. Ma non era possibile. Oppure sì?
— Generale Forester, il vostro Dipartimento Crittografico ha almeno scoperto che si tratta di una lingua?
— Se lo hanno fatto, non ne sono ancora stato informato.
— Sono quasi certa che loro non lo sanno. Io ho cercato di analizzare le possibili strutture grammaticali. Loro lo hanno fatto?
