«Che cosa è capitato a Morty Beyers?» m’informai.

«Appendicite acuta. È successo alle undici e mezzo di ieri sera. Adesso è al St. Francis con un tubo di drenaggio nel fianco e un tubicino nel naso.»

Non volevo augurare sfortuna a Morty Beyers, ma cominciavo a eccitarmi alla prospettiva di prendere il suo posto. Mi allettava il denaro e l’impiego aveva una sua impronta decisa. D’altra parte, acchiappare i latitanti sembrava un’impresa azzardata e io ero abbastanza vigliacca quando si trattava di arrischiare la pelle.

«A mio avviso non dovrebbe essere difficile scovare questo individuo», riprese Connie. «Potresti andare a parlare con sua madre, e se la cosa si complica puoi sempre tirarti indietro. Che cos’hai da perdere?»

Solo la vita. «Non lo so. Non mi va la faccenda delle sparatorie.»

«Probabilmente è come guidare in autostrada», ribatté Connie. «Ci si abitua. Vivere nel New Jersey è una sfida, con i rifiuti tossici, gli autotreni e gli schizofrenici armati. Voglio dire, che cosa ti importa se un pazzo ti spara?»

Abbastanza affine alla mia filosofia, in teoria. E i diecimila dollari erano maledettamente allettanti. Avrei potuto pagare i creditori e raddrizzare la mia vita. «Okay», decisi. «Ci sto.»

«Prima devi parlare con Vinnie», disse Connie girandosi sulla sedia verso l’ufficio di Vinnie. «Ehi, Vinnie», gridò. «C’è da concludere un affare.»

Vinnie aveva quarantacinque anni ed era alto un metro e settanta senza gli alzatacchi. Aveva un corpo snello dalle ossa minute che lo faceva assomigliare a un furetto. Portava scarpe a punta e gli piacevano le donne con i seni a punta, oltre ai giovanotti dalla pelle scura. Guidava una Cadillac Seville.

«Steph accetta il lavoro di caccia ai latitanti», gli spiegò Connie.

«Niente da fare, troppo pericoloso», replicò lui. «Quasi tutti i miei agenti lavoravano nella polizia. Occorre sapere qualcosa sulle procedure legali.»



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