
«Chi devo cercare?» domandai a mio cugino.
Lui mi diede il dossier. «Joseph Morelli.»
Il mio cuore diede un balzo. Sapevo che Morelli era stato coinvolto in un omicidio. La notizia si era sparsa in tutta la cittadella e i dettagli della sparatoria avevano occupato la prima pagina del Trenton Times. POLIZIOTTO UCCIDE UOMO DISARMATO. Era successo più di un mese prima, poi altre notizie, come l’esatto ammontare del montepremi della lotteria, avevano relegato in secondo piano la vicenda di Morelli. In assenza di ulteriori informazioni avevo concluso che la sparatoria aveva avuto luogo mentre era in servizio. Non avevo capito che Morelli era stato accusato di omicidio.
A Vinnie non sfuggì la mia reazione. «Dall’espressione della tua faccia, si direbbe che lo conosci.»
Annuii. «Gli ho venduto un cannolo quando ero al liceo.»
Connie grugnì. «Cara, metà delle donne del New Jersey gli hanno venduto un cannolo.»
2
Comperai una lattina di acqua tonica da Fiorello’s e la bevvi mentre mi dirigevo alla mia auto. Salii, slacciai gli ultimi due bottoni della camicia di seta rossa e, per il gran caldo, mi tolsi i collant. Poi aprii il dossier di Morelli e studiai prima le immagini: foto segnaletiche d’archivio, un’istantanea che lo ritraeva in giubbotto di pelle e jeans, e una posa ufficiale in giacca e cravatta, chiaramente tratta da una pubblicazione della polizia. Non era cambiato molto. Un po’ più magro, forse. Con l’ossatura facciale più marcata e qualche ruga intorno agli occhi. Una cicatrice, sottile come un foglio di carta, gli tagliava il sopracciglio destro, tanto che la palpebra si abbassava leggermente: un effetto inquietante, minaccioso.
