Morelli aveva approfittato della mia ingenuità non una volta, ma due. Dopo l’episodio sul pavimento della pasticceria, non mi aveva più chiamato, né mandato una cartolina e neppure un saluto. E il peggio era che io avrei voluto che mi chiamasse. Mary Lou Molnar aveva ragione. Joe Morelli era irresistibile.

Acqua passata, conclusi fra me. Negli ultimi undici anni l’avevo rivisto tre o quattro volte, e sempre a distanza. Morelli faceva parte della mia infanzia e i miei ricordi d’infanzia non trovavano spazio nel presente. Avevo un lavoro da svolgere. Chiaro e semplice. Non cercavo di vendicare vecchie offese. Trovare Morelli non aveva niente a che vedere con la vendetta. Significava solo racimolare i soldi dell’affitto. Sicuro. Ecco perché improvvisamente sentivo quel nodo alla bocca dello stomaco.

Secondo le informazioni sul contratto a garanzia della cauzione, Morelli abitava in un complesso residenziale appena fuori la Route 1. Sembrava il luogo adatto da dove cominciare a cercare. Dubitavo di trovare Morelli in casa, ma potevo chiedere ai vicini e controllare se ritirava la posta.

Misi da parte il dossier e con una certa riluttanza calzai di nuovo le scarpe. Poi girai la chiave dell’accensione. Niente. Diedi un pugno sul cruscotto e tirai un sospiro di sollievo quando il motore si accese.

Dieci minuti più tardi entravo nel parcheggio del residence di Morelli. Gli edifici in mattoni erano tutti a due piani. Ognuno era dotato di portici di collegamento. Otto appartamenti davano su ciascun portico: quattro sopra e quattro sotto. Spensi il motore e feci scorrere i numeri degli appartamenti. Morelli ne aveva uno al pianterreno, sul retro.

Rimasi seduta in macchina per un po’, mi sentivo stupida e impacciata. Mettiamo che Morelli sia in casa, che cosa faccio? Minaccio di raccontare tutto a sua madre se non viene via con le buone. Era accusato di omicidio: aveva molto da perdere. Non pensavo che mi avrebbe fatto del male, ma poteva rivelarsi un’esperienza terribilmente rischiosa. Il rischio, tuttavia, non mi aveva mai impedito di gettarmi a capofitto in un numero incredibile di progetti sballati… come il mio sciagurato matrimonio con Dickie Orr, quel farabutto. Sull’onda dei ricordi, il mio viso si contrasse in una smorfia involontaria: era difficile credere che avessi davvero sposato un uomo come Dickie.



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