
Okay, conclusi, lascia perdere Dickie. Questo è il caso Morelli. Controlla la cassetta delle lettere e il suo appartamento. Se avevo fortuna, o sfortuna secondo i punti di vista, e lui avesse aperto la porta, avrei borbottato qualcosa fra i denti e me ne sarei andata. Dopo di che avrei chiamato la polizia lasciando agli agenti il compito di arrestarlo.
Attraversai a grandi passi il piazzale asfaltato ed esaminai attentamente la fila delle cassette della posta incassate nel muro. Erano tutte piene di buste, e quella di Morelli più delle altre. M’incamminai per il portico e bussai alla sua porta. Nessuna risposta. Ma che bella sorpresa! Tornai a bussare e aspettai. Silenzio. Girai sul retro dell’edificio e contai le finestre: quattro nell’appartamento di Morelli, quattro in quello dietro al suo. Morelli aveva abbassato la tenda avvolgibile, ma mi avvicinai lo stesso per sbirciare tra un’estremità della tenda e il muro interno. Se la tenda si fosse alzata all’improvviso, me la sarei fatta sotto. Non accadde, ma sfortunatamente non riuscii a scorgere nulla oltre la tenda. Tornai verso il portico per dare un’occhiata agli altri tre appartamenti. Due erano apparentemente deserti. Il terzo era occupato da una signora anziana che abitava lì da sei anni e non aveva mai visto Morelli. M’ero cacciata in un vicolo cieco.
Mi avviai verso la macchina cercando di pensare alla mossa successiva. Nessun segno di vita negli edifici: niente televisori a tutto volume dalle finestre aperte, niente bambini in bicicletta, niente cani in giro per il prato. Non era certo un luogo che potesse attirare le famiglie, pensai, un posto in cui i vicini si conoscessero tra di loro.
