L'ambiente spazioso era riscaldato e illuminato da un fuoco che scoppiettava nel caminetto di pietra. Lungo la parete in fondo correva un bancone disadorno; sul pavimento era sparsa della paglia; Tutto era scrupolosamente pulito, come se il proprietario amasse trascorrere il suo tempo liberò alla ricerca del più minuscolo granello di polvere. Dietro al bancone c'era il macellaio Sloan, un ometto che indossava una camicia di cotone e un grembiule macchiato di sangue. Dalla cintura gli pendeva un'impressionante serie di coltelli. Sul volto giallastro e butterato spiccavano occhietti neri e sospettosi. Stava pulendo il banco con uno straccio.

Sloan fece una smorfia non appena vide entrare Eragon. «Bene bene, il divìn cacciatore è tornato fra noi poveri mortali. Quante prede hai ucciso questa volta?»

«Nessuna» tagliò corto Eragon. Non gli era mai piaciuto Sloan. Il macellaio lo trattava sempre come se fosse un essere spregevole, Sloan era vedovo, e l'unica persona che gli stava a cuore era sua figlia Katrina.

«Sono sorpreso» disse Sloan, ostentando falso stupore. Gli volse la schiena per raschiare qualcosa dal muro. «Ed è questa la ragione per cui sei venuto?»

«Sì» ammise Eragon con aria mesta.

«In tal caso, vediamo prima i soldi.» Sloan tamburellò con le dita sul banco, in attesa, ma Eragon rimase in silenzio, spostando il peso del corpo da un piede all'altro. «Avanti.., li hai o no?» «Non ho soldi, ma...»

«Cosa? Niente soldi?» lo interruppe il macellaio. «E vorresti comprare della carne! Pensi forse che gli altri negozianti regalino così la loro merce? Dovrei darti la carne senza farti pagare? E poi è tardi» disse in tono brusco. «Torna domani con ì soldi. Per oggi ho chiuso.»

Eragon lo guardò con ostilità. «Non posso aspettare fino a domani, Slòan. Però ti assicuro che



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