
«Rubato, piuttosto» borbottò Sloan, esaminando l'oggetto con interesse.
Eragon ignorò il commento e disse: «Basta?»
Sloan prese la pietra e la soppesò con aria pensosa; fece scorrere le dita sulla sua superficie levigata e ne scrutò le venature candide. Con uno sguardo perplesso, la rimise sul banco. «Bella, ma quanto vale?»
«Non lo so» ammise Eragon. «ma nessuno si sarebbe preso la briga di lavorarla così bene se non valesse niente, ti pare?»
«Mi pare» ribatte Sloan spazientito. «Ma quanto vale? Visto che non lo sai, ti suggerisco di trovare un mercante che lo sappia, oppure di accettare la mia offerta di tre corone.»
«Che miseria! Deve valere almeno dieci volte tanto» protestò Eragon. Tre corone sarebbero bastate a comprare carne per appena una settimana.
Sloan scrollò le spalle. «Se non ti piace la mia offerta, aspetta l'arrivo degli erranti. E comunque ne ho abbastanza di questa conversazione.»
Gli erranti erano un gruppo nomade di mercanti e saltimbanchi che passavano da Carvahall ogni primavera e inverno. Compravano le eccedenze di quanto gli artigiani e i contadini locali fabbricavano e coltivavano, e vendevano loro il necessario per sopravvivere un altro anno: sementi, animali, stoffe, scorte di sale e zucchero.
Ma Eragon non poteva aspettare il loro arrivo: ci sarebbe voluto ancora troppo tempo, e la sua famiglia aveva bisogno della carne subito. «D'accordo, accetto» sibilò.
«Bene, ti vado a prendere la carne. Non che abbia importanza, ma dove l'hai trovata?» «Due notti fa, sulla Grande Dorsa...»
«Fuori!» esclamò Sloan, e respinse la pietra.
