
«Perché?» chiese Eragon, attirando a sé la pietra, come per proteggerla dall'ira di Sloan. «Non voglio aver niente a che fare con quelle dannate montagne! Porta quella tua pietra stregata da qualche altra parte.» La mano di Sloan scivolò all'improvviso, e il macellaio si tagliò un dito, ma non parve farci caso. Continuò a strofinare la lama, macchiandola di sangue fresco. «Ti rifiuti di vendermi la carne?»
«Già! A meno che non me la paghi con moneta sonante» grugnì Sloan, puntando il coltello verso Eragon, senza smettere di indietreggiare. «Vattene, prima di finire sventrato!»
In quel momento la porta si spalancò di colpo. Eragon si volse di scatto, temendo nuovi guai in arrivo. Nella bottega si fece avanti Horst, un uomo alto e massiccio, seguito a ruota da Katrina, una sedicenne alta, dall'espressione volitiva. Eragon fu sorpreso nel vederla; di solito si teneva alla larga dal padre quando tirava una brutta aria. Sloan li guardò circospetto, poi prese ad accusare Eragon. «Non vuole...» .
«Taci» tuonò Horst, facendo schioccare le nocche. Era il fabbro di Carvahall, come testimoniavano il suo collo taurino e il grembiule di cuoio graffiato; dalla camicia gli spuntava un folto ciuffo di peli. La lunga barba nera tremò quando serrò la mascella. «Sloan, cos'hai combinato stavolta?» «Niente.» Il macellaio scoccò a Eragon uno sguardo omicida, poi sputò. «Questo... moccioso è entrato e ha cominciato a infastidirmi. Gli ho detto di andarsene, ma non si è mosso. L'ho minacciato, ma lui mi ha ignorato!» Sloan parve rimpicciolire sotto lo sguardo severo di Horst. «È vero?» domandò il fabbro.
«No!» rispose Eragon. «Gli ho offerto questa pietra in cambio di un po' di carne, e lui ha accettato. Ma quando gli ho detto che l'ho trovata sulla Grande Dorsale, si è rifiutato addirittura di toccarla.
