Eragon inspirò a fondo prima di rispondere. «No, l'ha comprata Horst per noi.»

«Hai lasciato che pagasse per noi? Quante volte te l'ho detto che non accetto elemosine? Se non riusciamo nemmeno a procurarci il cibo che ci serve, tanto vale trasferirci in città, allora. Vedrai, adesso cominceranno a mandarci anche vestiti usati e a chiedersi se ce la faremo a superare l'inverno.» Il volto di Garrow sbiancò di collera.

«Non ho accettato nessuna elemosina» sbottò Eragon. «Horst mi ha detto che gli ripagherò il debito andando a lavorare da lui in primavera. Ha bisogno di un aiutante perché Albriech se ne va.» «E come troverai il tempo di lavorare per lui? Lo sai bene quanto c'è da fare qui» disse Garrow, sforzandosi di tenere bassa la voce.

Eragon appese l'arco e la faretra a un gancio vicino alla porta d'ingresso. «Non lo so, come farò» disse irritato. «Comunque, ho trovato una cosa che potrebbe valere parecchio.» E posò la pietra sul tavolo.

Garrow si chinò per esaminarla con sguardo rapace, le dita tremanti come in preda a uno strano tic. «L'hai trovata sulla Dorsale?»

«Sì» disse Eragon, e gli spiegò che cos'era successo. «E ho anche perso la mia freccia migliore. Dovrò sbrigarmi a farne delle altre.» Zip e nipote fissarono la pietra alla fioca luce della lanterna. «Com'era il tempo?» domandò lo zio, e sollevò la pietra. Le sue mani si strinsero intorno all'oggetto come se temesse di vederla scomparire all'improvviso.

«Freddo» rispose Eragon. «Non ha nevicato, ma ogni notte gelava.»

Garrow parve turbato dalla notizia. «Domani dovrai aiutare Roran a finire di mietere l'orzo. Se riusciamo a raccogliere anche le zucche, il gelo non sarà un problema.» Passò la pietra a Eragon. «Ecco, tieni. Quando arriveranno i mercanti, scopriremo quanto vale.



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