
Mentre gli Urgali sciamavano fra gli alberi, lo Spettro sì arrampicò su di uno sperone di granito che dominava sugli alberi, per avere una visuale completa. Levò una mano e gridò: «Bòetq istalri!» Uno spicchio di foresta, ampio un quarto di miglio, prese fuoco all'istante. Con uno sguardo feroce e concentrato, lo Spettro incendiò uno spicchio dopo l'altro fino a formare un anello di fuoco del diametro di mezza lega tutt'intorno al luogo dell'agguato. Le fiamme rosseggiavano come una corona d'oro sulle chiome degli alberi. Soddisfatto, continuò a fissare l'anello, per alimentare il fuoco.
Più la fascia ardente si allargava, più si riduceva l'area che gli Urgali dovevano setacciare. All'improvviso, lo Spettro udì delle grida è uno strillo rauco: fra gli alberi, tre mostri caddero l'uno sull'altro, feriti a morte. Con la coda dell'occhio scorse l'elfa che fuggiva.
La dama correva verso lo sperone di granito a velocità sorprendente. Lo Spettro studiò il terreno venti piedi più in basso, poi saltò e atterrò agile davanti a lei. L'elfa sì arrestò di colpo, poi deviò per tornare sul sentiero. Dalla sua spada gocciolava nero sangue Urgali: macchiava la bisaccia che stringeva in pugno.
I mostri cornuti sbucarono dalla foresta e la circondarono, bloccandole ogni via di fuga. La dama si guardò intorno, frenetica, ma quando capì di non avere via di scampo, si ricompose con regale dignità.
