
Non appena gli Urgali fecero per avventarsi su di lei, la dama aprì la bisaccia, vi infilò la mano, poi la lasciò cadere a terra. Tra le. dita reggeva un grande zaffiro che rifletteva il bagliore violento degli incendi. Lo sollevò in alto e le sue labbra mormorarono in fretta poche parole. Disperato, lo Spettro latrò: «Garjzla!»
Un globo ardente guizzò dalla sua mano verso l'elfa, fulmineo come una saetta. Ma era troppo tardi. Un lampo di luce verde illuminò per un istante l'intera forestale la gemma scomparve. Poi il globo di fuoco colpì l'elfa, che cadde riversa al suolo.
Lo Spettro ululò di rabbia e scagliò la spada contro un albero. La lama penetrò per metà nel tronco, dove rimase conficcata, vibrando. Lo Spettro scagliò nove globi di energia che uccisero sul colpo gli Urgali, poi liberò la spada e si avvicinò all'elfa.Dalla sua gola sgorgò un fiotto di parole: profezie di vendetta, pronunciate in una lingua abietta che soltanto lui conosceva. Strinse i pugni e levò gli occhi al cielo. Le fredde stelle ricambiarono il suo sguardo, occhi indifferenti di .un altro mondo. Lo Spettro fece una smorfia di disgusto e abbassò lo sguardo sull'elfa priva di sensi. La sua bellezza, in grado di ammaliare qualsiasi mortale, non sortiva alcun effetto su di lui. Si accertò che la gemma fosse davvero scomparsa, poi recuperò la propria cavalcatura dal nascondiglio in mezzo agli alberi. Legò l'elfa sulla sella, montò in groppa a sua volta e si avviò per uscire dal bosco.
Spense gli incendi sul suo cammino, ma lasciò che tutto il resto venisse consumato dal fuoco.
IL RITROVAMENTO
E
ragon s'inginocchiò su un mucchio di canne calpestate e studiò le tracce con occhio esperto: i cervi dovevano essere passati non più di mezz'ora prima. Presto si sarebbero fermati per riposare. Il suo obiettivo, una giovane femmina vistosamente zoppa, era ancora col branco.
