Strano che non fosse già caduta preda di un lupo o di un orso.

Il cielo scuro era sereno; spirava una brezza leggera. Una nube d'argento indugiò sulle montagne intorno, i bordi frastagliati illuminati dal bagliore rossastro della luna nascosta fra due picchi. Era il plenilunio più vicino all'equinozio d'autunno. Lungo le pendici dei monti scorrevano molti ruscelli: scendevano dai ghiacciai perenni e dagli scintillanti cappucci nevosi. Una cupa nebbia aleggiava sul fondo della valle, tanto densa da nascondergli i piedi.

Eragon aveva quindici anni; un anno soltanto lo separava dall'ingresso nella vita adulta. I suoi penetranti occhi nocciola erano sormontati da sopracciglia scure. I suoi abiti erano logori. Alla cintura portava un pugnale dal manico d'osso e una guaina di pelle di camoscio proteggeva il suo arco di legno di tasso dall'umidità. In spalla aveva uno zaino dall'intelaiatura di légno. I cervi lo avevano costretto ad addentrarsi sulla Grande Dorsale, una catena di monti selvaggi che si estendeva lungo tutto il territorio di Alagasëia. Spesso da quelle montagne provenivano funeste leggende e uomini misteriosi. Malgrado ciò, Eragon non aveva paura della Grande Dorsale: era l'unico cacciatore nei dintorni di Carvahall che osasse inseguire la selvaggina fin nei suoi più oscuri recessi..

Era la sua terza notte di caccia, e le scorte di cibo cominciavano a scarseggiare. Se non fosse riuscito ad abbattere quella ferrumina al più presto, gli sarebbe toccato tornare a casa a mani vuote. La sua famiglia aveva bisogno di carne perché ormai l'inverno era vicino, e non poteva permettersi di comprarla a Carvahall.

Eragon si rialzò fiducioso al chiaro di luna, poi si inoltrò nella foresta, diretto verso una piccola valle dov'era sicuro che i cervi si sarebbero fermati.



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