Eragon si sentì pervadere dallo strano brivido che provava ogni volta che vedeva l'elfa. Arya guardò lui e Saphira con un fugace scintillio negli occhi verdi, che subito tornò a rivolgere nella direzione da cui doveva arrivare Ajihad.

Grazie all'intervento di Arya, che aveva infranto Isidar

Mithrim - l'immenso Zaffiro Stellato largo venti iarde, tagliato a forma di rosa -, Eragon aveva potuto uccidere Durza e vincere così la battaglia; ma i nani erano furiosi con l'elfa perché aveva distrutto il loro tesoro più prezioso. Si erano rifiutati di rimuovere i frammenti sparpagliati dello zaffiro, lasciandoli in un ampio circolo all'interno della camera centrale di Tronjheim. Eragon aveva camminato fra le schegge scintillanti e condiviso il dolore dei nani per la loro bellezza perduta.

Lui e Saphira si fermarono accanto a Orik, lasciando vagare lo sguardo sulla piana deserta che circondava Tronjheim e si estendeva per un raggio di cinque miglia fino alla base del Farthen Dùr. «Da che parte arriverà Ajihad?» domandò Eragon.

Orik indicò un grappolo di lanterne che illuminavano l'imboccatura di un tunnel, a due miglia di distanza. «Dovrebbe essere qui a momenti.»

Eragon aspettava paziente insieme agli altri, rispondendo con garbo alle domande che gli venivano rivolte, ma rifugiandosi spesso nella quiete della mente per conversare con Saphira. Nel suo attuale stato d'animo, il silenzio che regnava nel Farthen Dùr gli era più congeniale.

Dopo mezz'ora, scorsero del movimento nel tunnel. Un gruppo di dieci umani uscì allo scoperto, poi si volsero per aiutare altrettanti nani a emergere dal sottosuolo. Uno degli uomini - Ajihad, con tutta probabilità - alzò una mano, e i guerrieri si disposero alle sue spalle in due colonne compatte.



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