
Come tutti gli altri sensi, anche la capacità di Eragon di toccare i pensieri degli altri esseri diminuiva con la distanza. Quando la sua sonda psichica arrivò ai piedi dell'Helgrind, ormai riusciva a percepire soltanto gli animali più grandi, e comunque in maniera assai debole.
Procedeva con cautela, pronto a battere in ritirata se gli fosse capitato di sfiorare le menti dei loro obiettivi: i Ra'zac e i genitori-cavalcature dei Ra'zac, i giganteschi Lethrblaka. Eragon si esponeva così solo perché i Ra'zac non erano capaci di usare la magia, e non credeva che fossero dei frangisenno, nonmaghi addestrati a combattere con la telepatia. I Ra'zac e i Lethrblaka non avevano bisogno di ricorrere a questi mezzi quando il loro alito bastava a tramortire il più robusto degli uomini.
E sebbene la sua indagine incorporea rischiasse di farli scoprire, Eragon, Roran e Saphira dovevano sapere se i Ra'zac avevano imprigionato Katrina
- la fidanzata di Roran - nell'Helgrind, per decidere se la loro sarebbe stata una missione di salvataggio oppure di cattura e interrogatorio.
Eragon frugò a lungo, solerte, in ogni anfratto. Quando tornò in sé, si accorse che Roran lo fissava con l'espressione di un lupo famelico. I suoi occhi grigi ardevano di un misto di rabbia, speranza e angoscia così violento da far pensare che le sue emozioni sarebbero potute esplodere da un momento all'altro per incenerire qualunque cosa nel suo campo visivo, in una vampa di inimmaginabile intensità, capace di sciogliere persino le rocce.
Eragon lo capiva.
Il padre di Katrina, Sloan il macellaio, aveva tradito Roran rivelando ai Ra'zac dove si nascondeva.
